Mentre navigavo in giro per il ciberspazio, mi sono imbattuto in un annuncio un po’ curioso che recitava “navicella spaziale del vecchio millennio, azzurra e bianca, a iniezione di elettroni, cedesi per realizzo”; perché non approfondire, mi chiesi? Pensavo che si trattasse di una di quelle vecchie macchine che si usavano una volta per le spedizioni spaziali in giro per il nostro piccolo sistema solare, ora ritenuto non più esplorabile dai moderni scienziati del teletrasporto. Ho lanciato immediatamente un contatto con il venditore, che mi invitò presso i suoi locali per concludere l’affare.

«Ma può raggiungere il Sole, questo vecchio aggeggio?», gli chiesi. L’idea di andare a parlare direttamente con il Sole, il nostro padre superiore, la fonte della nostra vita, mi aveva sempre affascinato. Ora forse diventava possibile farlo, con una minima spesa.

«Certamente! Bisogna solo revisionare un attimo quelle due sfere lì, le vede? Quelle che servono per regolare l’assetto e impedire che il calore sciolga la lamiera… Sa, queste vecchie macchine di un tempo hanno bisogno di cure, ma la loro struttura è ben solida, non ci sono problemi».

«Allora affare fatto».

«D’accordo!».

Ero già in viaggio. La navicella sibilava convinta di sé, sicura oltre ogni immaginazione, l’età non le pesava, era come se fosse anch’essa esaltata dal prossimo incontro con il Sole. La luce davanti a noi era sempre più intensa, ma, contrariamente a quello che potevo pensare, non mi abbagliava, anzi, riempiva il comodo abitacolo di calore ed energia, inducendo una consapevolezza nuova, come se io stessi per compiere qualcosa di importante, un incarico di responsabilità.

Intervistare il Sole! Chi l’avrebbe mai detto! Certo avevo avuto una grande idea. Chissà se la nostra Stella Madre non avesse avuto qualcosa da dirci di nuovo, di rivoluzionario, ora che il Nuovo Millennio era da un pezzo cominciato e che la tecnologia ci permetteva di fare di tutto, dandoci il potere, per la prima volta nell’intera nostra storia, di modificare radicalmente la realtà.

Mentre inghiottivo megametri, a bordo contemplavo l’allestimento della piccola macchina, i materiali che si usavano un tempo, lo stile, le soluzioni, allora d’avanguardia, oggi forse ridicole, l’eleganza… Ciò che è antico ha sempre un suo fascino, e ciò che era veramente elegante nel suo tempo conserva tale qualità anche nei tempi successivi… Che dire allora del Sole, che esiste da sempre?

«Rallenta figliolo, se quasi arrivato».

Era la sua comunicazione, che giungeva diretta, essenziale. Non credevo alla mia mente. Allora era vero. Il Sole stava parlando con me!

«Ecco, mettiti qui, accosta. Bello quest’affare… Ne avete ancora in circolazione? Dove l’hai trovato?».

«Mah, è stato un caso, una curiosità, navigando nel ciberspazio, ho risposto ad un annuncio».

È gentile, il Sole, affabile. L’avrei creduto più pieno di sé, un tipo più “difficile”.

«Hai fatto bene, così hai potuto finalmente venire fin qui, ad intervistarmi… Devi essere una persona intelligente».

«Perché?».

Sono sempre stato diffidente di chi ti dice che sei intelligente, sembra quasi che ti voglia adescare in qualcosa di sconveniente. Ho capito solo dopo che chi mi parlava era veramente una fonte benevola, interessata solo a condividere la sua energia, straripante com’era di luce e di calore.

«Tranquillo, non preoccuparti. Che cosa sei venuto a chiedermi? Perché sei qui? Non solo per provare il tuo aggeggio spaziale, spero…».

«No, no. Certo che no… Beh, vabbeh, cominciamo pure… Che cosa sei esattamente?».

«Io sono il Sole. La fonte primaria. Rappresento l’essenza, la forza vitale».

«Cioè sei l’origine di tutto? Di tutto ciò che esiste? E le altre stelle, allora, e Dio? Non esiste Dio o è sotto di te?».

«Calma, calma. Non facciamo confusione! Per quanto ti riguarda, e per tutti i tuoi coinquilini, figli miei, gli abitanti del Terzo Pianeta, io sono la fonte primaria e l’origine di tutto. Negarmi, o sostituirmi con altre idee, come quella di Dio, o cercarmi altrove, dietro ad altre stelle, è un errore».

«D’accordo, non sei l’origine di tutto, però dici di avere un ruolo fondamentale per noi terrestri. È così?».

«Hai detto bene, fondamentale. Su di me puoi costruire le fondamenta del tuo essere, non su altre cose, non su Dio, che è una vostra idea».

«Beh, saprai certamente che molti nostri progenitori migliaia di anni fa ti adoravano come una divinità…».

«Certamente. Era una cosa piacevole, anche se esagerata. Indubbiamente esagerata. Mi si attribuivano fenomeni che non erano poi granché importanti per me… Certo, io sono responsabile di molti eventi, di molte cose che accadono sui miei pianeti, ma non completamente. Altre forze, altre da me, hanno il loro ruolo…».

«Intendi fenomeni atmosferici come il vento, la pioggia, i terremoti, o il succedersi delle stagioni… Veramente mi hanno detto che dipende tutto da te, dai tuoi ritmi, dalle tua vampate di calore».

«È vero, in parte. Non dimenticare che voi, figlioli miei, ne avete combinate di grosse… D’accordo, ogni tanto io vi mando qualche tempesta magnetica, o qualche estate troppo calda e secca… Ma lo faccio per tenervi all’erta, per farvi riflettere. Le esplosioni nucleari le avete inventate voi. Io, i miei giochi con gli atomi sono in grado di gestirli tranquillamente, anche se posso farmi prendere la mano e non digerirli bene… Ogni tanto, come avete scoperto, mi vengono fuori delle macchioline…».

«Mi sembra che fu un certo Galileo a scoprire le “macchie solari”, se non sbaglio…».

«Galileo, quel simpatico vegliardo… Gli fecero un processo, vero? Sosteneva che la Terra girava intorno al Sole… Doveva essere proprio matto!».

«Beh, perché? Vuoi forse dire che la Terra è al centro dell’universo e il Sole, tu, le giri intorno? Vuoi dire che Galileo aveva torto e la Chiesa ragione a condannarlo?».

«Galileo non aveva torto. Venne solo un po’ prima del tempo. Neanche la Chiesa aveva torto… Vedi, tutto sta nel punto di riferimento. Se parliamo di me, allora ha ragione Galileo, la Terra mi gira attorno. Ma se parliamo di te, terrestre che mi guardi, allora sono io che mi muovo. Non sei d’accordo?».

«La relatività… Doveva arrivare Einstein a fare chiarezza… Ma allora hanno ragione gli astrologi a dire che i Pianeti girano attorno alla Terra, e torto quegli scienziati che li deridono!»

«Gli astrologi hanno il mio rispetto. Lunga vita a loro, anche se spesso sono dei buffoni».

«Perché buffoni?»

«Perché trascurano l’essenziale, molti di loro, almeno. E si occupano di sciocchezze, come le predizioni, per sapere in anticipo che cosa succederà, quando dove come e perché… Sono domande inutili».

«Beh, non è vero che sono domande inutili. A me farebbe comodo sapere quando giocarmi una bella sommetta su un terno secco al lotto, per esempio…».

«Ah, però! E i tuoi astrologi te lo sanno dire? Hai mai provato?».

«Sì».

«E come è andata?».

«Non ho vinto niente… Però mi sono divertito!».

«Allora hai fatto bene. L’importante è divertirsi».

«Dunque secondo te le predizioni degli astrologi non funzionano».

«Non ho detto questo».

«Dunque? Che significa? Funzionano o no? C’è da fidarsi o no?».

«Sì e no. Dipende».

«Da che cosa dipende?».

«Dipende da tutti e due, da chi chiede la predizione e da chi la fa. È un gioco che si fa in due. Sai che in principio era l’Uno e poi bang! nacque il Due, cioè il Bene e il Male, e da lì la coscienza, la mente, la civiltà, la morale… Tutto ciò che ha a che fare con il genere umano dipende dal Due».

«Stavamo parlando di semplici predizioni, di come vincere qualcosina al lotto, e tu ti metti a filosofeggiare!».

«La filosofia è importante. Sennò, che ci campi a fare? Bisogna dare un senso alla propria vita, non credi? Io sono qui apposta. Brucio da miliardi di anni per illuminare le vostre menti, poveri figlioli che vivete al buio».

«Insomma, niente numeri da giocare…».

«Per quello rivolgiti altrove. Io posso darti qualcosa di più importante».

«E che cosa?».

«Un significato».

«Un significato? Sarebbe?».

«Un significato, una modalità, qualcosa da inseguire per tutta la vita, da coltivare, in modo da sentirsi vivi e vitali, come un Sole».

«Però! Interessante…».

«Fondamentale, direi. Tu sei contento della tua vita?».

«Beh, abbastanza, insomma… Boh, a dire la verità non saprei».

«Forse ti mancano delle linee guida…».

«Beh può essere. Ma chi può darmele, forse tu puoi indicarmi qualcosa?».

«Ah, no. Nessuno può indicarti niente, amico mio! Se devi dipendere dagli altri, allora è inutile».

«Però tu hai anche detto che sei “fondamentale”, che la tua energia è essenziale e che senza di te noi terrestri non potremmo vivere».

«Questo è fuori di dubbio. Senza di me non esistereste, laggiù. La vedi la Terra? Il Pianeta Blu. Ho fatto proprio un bel lavoro… Anche se me la state distruggendo…».

«Allora, non vuoi dirmi niente, non mi dai nessun consiglio?».

«A che servono i consigli, se poi non vengono nemmeno ascoltati… E poi non sono mica un prete, o uno p(i)sicologo… Per chi mi hai preso? Io sono un SIMBOLO!».

«Un simbolo?»

«Esatto. Io sono il simbolo della vita, della forza, dell’io cosciente».

«Un simbolo… Ma un simbolo non è granché se non c’è un significato attaccato…».

«Bravo! Cominci a capire!».

«Insomma, non mi sembra… Sei un simbolo senza significato… A che servi allora?»

«Io sono un simbolo e opero come tale. Il significato devi darglielo te. Ciascuno deve darsi il suo, di significato. Altrimenti il simbolo non serve a niente. Ci sono dei metodi per dare un significato a un simbolo. Tutti i metodi che avete scoperto sono più o meno validi. L’importante è mettersi in gioco e cercare di capirli da sé».

«Sarà come dici. Il Sole come simbolo della vita, dell’io cosciente, della forza eterna…».

«Esattamente. Quando sei nato?».

«Il diciassette di giugno, perché?».

«Allora sei dei Gemelli».

«Grazie, questo lo so, è una vita che mi rompono le palle con ’sta storia dei Segni Zodiacali!».

«Ah ah ah, ti capisco. Pensa a me che sono di tutti i Segni!».

«Di tutti i Segni? Come è possibile?».

«Io cambio Segno ogni mese… Come credi che funzionino gli Oroscopi? Ti hanno mai fatto l’Oroscopo?».

«No, macché… Ma è una cosa seria?».

«Dipende. Diciamo che è sicuramente divertente».

«E a che serve?».

«Per esempio, a darti un significato!».

«Non sarà mica qualcosa che ha a che fare coi simboli?!».

«Bravo!».

«’all… In che senso?».

«Nel senso che se tu sei nato nel Segno dei Gemelli significa che io stavo transitando in quel segno al momento della tua nascita. Sai, no?, che dal tuo punto di vista terrestre io giro intorno a te, e ogni mese cambio segno… È una bella camminata ogni anno, ma io mi diverto molto, un sacco di feste ad ogni compleanno».

«Ah, questo non l’avevo mai sentito… Dire che uno è dell’Ariete significa che quando è nato il Sole si trovava in Ariete… Mmm… E la Luna?».

«La Luna è tutta un’altra storia, gira così veloce che io manco mi accorgo, ma anch’essa racchiude un simbolo, pure importante. Ma il più importante di tutti è il mio, di simbolo. Io vengo prima di tutto, tienilo bene a mente».

«Ma allora ciò vale per tutti i tuoi Pianeti, fino a Plutone».

«Oltre Plutone. Non crederai che Plutone sia l’ultimo… Mi sto solo chiedendo quando scoprirete gli altri…».

«Esistono altri Pianeti oltre a Plutone? Non ci credo! E quali sarebbero!».

«Di questo non parlo. Rovinerei tutto il gioco. Plutone non me lo perdonerebbe».

«Perché non te lo perdonerebbe?».

«Perché è il Pianeta dello Scherzo Cosmico, è quello che si diverte di più a giocare con il Destino. È un po’ una carogna, non tutti i terrestri sono capaci di gestirselo, come simbolo, intendo. Me lo voglio tenere buono anch’io».

«Fammi capire meglio. I simboli di cui parli sarebbero tutti i Pianeti e i Segni zodiacali in cui essi si trovano al momento della nascita?».

«Sì. Quello è un modo valido per parlare dei simboli che da me dipendono».

«E degli altri Pianeti che non abbiamo scoperto, ma che tu dici che esistono, anche quelli sono simboli di qualcosa?».

«Sì, certo. Tutto ciò che ruota, che ha un moto, che ti gira intorno, è un simbolo. Dalla rotazione nasce una frequenza, e tutta l’esistenza è un intrecciarsi di frequenze, ed ogni frequenza ha un suo ruolo, un significato… Anche i Pianeti che non avete ancora scoperto emettono delle frequenze, solo che non ne siete ancora coscienti».

«Io non sono nemmeno cosciente della frequenza che hai tu come Sole, figuriamoci se posso capire le frequenze dei Pianeti a noi ancora ignoti…».

«Dovresti cominciare, allora. Devi capire il ruolo del simbolo del Sole nella tua vita. Intanto una buona base di partenza è sapere che sei dei Gemelli. Poi…».

«Poi comincio a studiarmi gli oroscopi dei Gemelli che trovo sui giornali o su Internet!».

«Dozzinale… Così diventi dozzinale».

«Dozzinale? Mi sembrava che avessi detto che avevi una buona opinione degli astrologi».

«Dipende. Intanto, quegli oroscopi di cui parli sono dozzinali. Dividono tutto in dodici. Tu credi di valere per un dodicesimo? Ti sei mai dato un valore? Quanto vali, tu?».

«Sicuramente più di un dodicesimo, che cavolo…».

«Come minimo, tu vali dodici dodicesimi. Questo ti è dato di base. Poi puoi moltiplicarti, all’infinito, se sei in gamba e capisci i simboli…».

«… Trovo i miei significati. Dico bene?»

«Esatto. Qual è il significato dei Gemelli?».

«Che ne so? Dicono che sia un segno doppio, quindi inaffidabile, bugiardo, chiacchierone».

«È meglio avere due orecchie, due occhi, o un orecchio solo, un occhio solo?».

«Meglio due orecchie e due occhi».

«Perché?».

«Beh, penso che con due occhi posso avere una visione migliore, stereoscopica, posso cogliere le profondità… E con due orecchie posso capire da dove vengono i suoni, e non solo ascoltarli indistinti».

«Quindi?».

«Quindi con due occhi e due orecchie ho una migliore comunicazione… Il Segno dei Gemelli!».

«Bravo!».

«Il Segno dei Gemelli trova il suo significato nel migliorare la comunicazione!».

«Bravo, vedo che hai capito!».

«E chi non è di quel segno?».

«Può mai essere che non comunichi?».

«Certo che no. Ci sono tanti della Bilancia che non smettono mai di parlare!».

«Allora? Che ci fanno questi della Bilancia con il Segno dei Gemelli? È importante lo stesso quel segno per loro?».

«Per quelli della Bilancia sarà più importante il segno della Bilancia!».

«Esatto!».

«Ah, funziona così? Interessante».

«Ora, prova a moltiplicare questo tuo interesse per tutti i Pianeti, per lo meno quelli conosciuti, e per tutti i Segni… Sai che numerone viene fuori?».

«Mi sta venendo mal di testa… Diventa troppo complicato…».

«La vita è complicata… Anzi, oserei dire: la vita è drammatica, talmente è bella e complicata…».

«Eppure, per te, Sole, è semplice».

«Per me è semplice. Il mio è un simbolo di semplicità, di energia. Come ti ho spiegato, per te è importante la comunicazione. Molto semplicemente. In tutte le cose che fai, nei tuoi incontri, sarà sempre fondamentale tenere presente questo simbolo: il comunicare. Allora sì che diventa tutto più semplice e divertente, senza per forza diventare sciatto e inutile, come sono le chiacchiere a cui vi siete abituati».

«Quindi secondo te non bisognerebbe disperdersi in chiacchiere ma semplicemente comunicare, scambiarsi informazioni, è così?».

«Per quelli del tuo Segno, è così. Da lì devi cominciare. Dal saper cogliere l’energia che c’è nel comunicare».

«Vedi che sei dozzinale anche tu adesso! “Per quelli del tuo segno”, hai detto».

«No! Ho detto che “è da lì che devi cominciare”. Non ho detto che è tutto lì. Comincia da lì, poi vai per la tua strada, che è unica. Di dozzinale non c’è nulla».

«… Mentre in quelle poche righe degli oroscopi comuni ci viene detto già tutto sulle persone, i loro amori, il lavoro, la salute… Non sono cose serie».

«Bravo, non sono cose serie. Però non sarebbe neanche giusto negarle del tutto. Ricordati che alla base ci sono sempre io, il Sole, come simbolo. La base è quella giusta. Poi è lasciato al libero arbitrio di ciascuno il compito di costruire qualcosa su quella base. Qualcosa che non sia dozzinale, ma unico e irripetibile».

«È una bella responsabilità. Non ci avevo mai pensato!».

«Già. Però è divertente».

«Insomma mi consigli di studiare l’Astrologia e di lasciar perdere la scienza…».

«Mai detta una sciocchezza del genere!».

«E allora, tutta questa lunga discussione?».

«Sei deluso della nostra conversazione? L’intervista è venuta male?».

«L’intervista? Ah già… Me n’ero dimenticato. No, tutt’altro, sono molto contento per le cose che ho imparato…».

«Perché sei contento? Chissà quante altre cose sapevi già, una in più, una in meno, non credo che sia per quello…».

«Già, hai ragione, ne ho imparate talmente tante di cose… Sai che a leggere una copia del New York Times si conoscono in un’ora tante cose quante quelle che un uomo vissuto nell’Ottocento avrebbe potuto conoscere in tutta una vita?».

«Mi sembra un dato interessante. Cosa ne deduci?».

«Che leggiamo un mucchio di sciocchezze…».

«Ah ah ah, questo è anche vero. Però…».

«Però?».

«Per certe persone…».

«Per certe persone?».

«Può essere importante anche leggere un mucchio di sciocchezze, non trovi?».

«Specialmente per quelli del mio segno, intendi dire!».

«Non vorrei essere così dozzinale!».

«Comunque ho capito quello che vuoi dire. Non è tanto importante un Segno o un altro, quello che si fa, i pensieri che si hanno, gli obiettivi… Diventa più importante l’energia, il calore che uno mette nella propria vita, l’intensità…».

«Il significato…».

«Insomma, bisogna mantenere acceso il proprio Sole interiore, giusto?».

«Giusto!».

«E chissà come si fa…».

«Quello lo devi scoprire da te. Io intanto sono qui, eterno, esisto. Prendimi come esempio. Nei momenti difficili, quando ci si sente nel dubbio, al buio, puoi contare su di me. Anche dietro le nuvole, anche di notte, io sono sempre acceso, la mia fiamma è eterna, funziona».

«Bene, allora posso andare tranquillo».

«Tranquillo, vai tranquillo».

«Allora ti saluto. Torno sulla Terra. È stato un piacere incontrarti».

«Vai tranquillo, vai tranquillo…».

Sono già atterrato. Questa piccola astronave è formidabile. Non ho avuto neanche il tempo di ragionare troppo su quello che mi ha detto il Sole. Sicuramente interessante questo incontro. Il Sole come simbolo esistenziale… La vita, l’energia, l’eternità, la fiamma che brucia, la coscienza…

Eppure… Mi sembra che manchi qualcosa… Che non sia tutto lì. D’accordo, l’energia è importante, senza energia non c’è vita. Però lui ha detto che è solo una base di partenza, un “fondamento” su cui costruire. Ma costruire cosa? E come? E perché? Forse il perché comincia ad essermi più chiaro: per trovarsi un “significato”, come diceva lui… Ma il sentimento? Le emozioni? Non ne abbiamo parlato. Dovrei provare a chiedere alla Luna… Ora con il mezzo che ho posso andare dove mi pare. Andrò anche sulla Luna, che tanto è qui vicino, sono solo pochi chilometri. Vedremo quali altre storie saprà inventarsi la Luna…


di Rishi Giovanni Gatti
tratto da: aa.vv. Le interviste impossibili, Edizioni Re Nudo, 2000